Società: Amministrazione, rappresentanza, scioglimento

contratti222222222Amministrazione e rappresentanza

L’amministrazione della società è l’attività di gestione dell’impresa sociale. Il potere di amministrare è il potere di compiere tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale.
Quando l’amministrazione della società spetta a più soci (tutti o alcuni) e il contratto sociale nulla dispone in merito alle modalità di esercizio del potere di amministrazione, trova applicazione l’amministrazione disgiuntiva: ciascun socio è amministratore, ovvero ha il potere di amministrare e potrà compiere da solo tutte le operazioni che rientrano nell’oggetto sociale, senza essere tenuto a richiedere il consenso o il parere degli altri soci amministratori, o ad informarli preventivamente delle operazioni progettate.

L’amministrazione disgiuntiva offre il vantaggio di giungere con rapidità alle decisioni, ma non è senza pericolo dato che il singolo amministratore può porre in essere operazioni non proficue per la società all’insaputa degli altri.

Proprio per questo motivo è possibile prevedere il metodo dell’amministrazione congiuntiva.
L’amministrazione congiuntiva deve essere espressamente convenuta dai soci nell’atto costitutivo o attraverso una  modificazione dello stesso, dato che, nel silenzio delle parti, la regola è l’amministrazione disgiunta.

L’amministrazione congiuntiva, inoltre, può essere all’unanimità o a maggioranza. In quella all’unanimità è necessario il consenso di tutti i soci amministratori per il compimento delle operazioni sociali, in quella a maggioranza basta il consenso della maggioranza degli amministratori, calcolata in relazione agli utili agli stessi attribuiti.

Sia l’amministrazione disgiuntiva che quella congiuntiva possono essere affidate a tutti i soci oppure ad alcuni soci soltanto. Si può prevedere, infine, che l’amministrazione della società sia affidata ad uno soltanto dei soci. E’ discussa infine possibilità di affidare l’amministrazione della società, almeno per le società semplici e in nome collettivo, anche a terzi non soci. Laddove una società, tanto di capitali quanto di persone, sia socia di una società di persone, può essere legittimamente nominata amministratore di quest’ultima. In tal caso il soggetto amministratore è l’ente società di capitali o di persone socia e non una persona da questa indicata.

Le opzioni sono, quindi, molteplici ed il notaio potrà, data la sua competenza, aiutarvi ad elaborare un modello di amministrazione adatto alle vostre esigenze e a quelle dell’impresa.
Mentre l’amministratore è colui che ha il potere di gestione della società, cioè il potere di decidere il compimento degli atti sociali (tale potere ha rilevanza interna), il rappresentante, invece, è colui che ha il potere di esprimere all’esterno la volontà sociale, cioè di agire in nome e per conto della società (tale potere ha rilevanza esterna).
a) Se non è diversamente pattuito nel contratto sociale, la rappresentanza della società spetta a ciascun amministratore, disgiuntamente o congiuntamente, a seconda che in un modo o nell’altro sia stata prevista l’amministrazione. Ciò comporta che:

– se l’amministrazione è disgiunta, ogni amministratore può da solo decidere e da solo stipulare  atti in nome della società (firma disgiunta);

– se l’amministrazione è congiuntiva, tutti gli amministratori devono partecipare alla stipulazione dell’atto (firma congiunta).

b) Bisogna, tuttavia, precisare che è data ai soci la possibilità di regolare diversamente il potere di amministrare da quello di rappresentare.
Ad esempio:

– si può riservare la rappresentanza legale della società solo ad alcuni amministratori;
– si può stabilire che per determinati atti sia necessaria la firma congiunta, anche se l’amministrazione è disgiunta;

– si può prevedere la firma disgiunta per gli atti che non superano un determinato importo o per alcune materie o categorie di atti o operazioni, o, genericamente, per gli atti di ordinaria amministrazione e la firma congiunta per quelli di ammontare superiore o non elencati o di straordinaria amministrazione (ovvero per quegli atti di amministrazione che rientrano nell’attività prevista come oggetto sociale della società stessa).

contratto000000_0Modifiche del contratto

Anche nelle s.n.c., può accadere che, durante la vita della società, i soci intendano apportare modifiche all’atto costitutivo.

Se non è convenuto diversamente, tali modifiche devono essere adottate all’unanimità (salvo per le trasformazioni in società di capitali, le fusioni e scissioni quanto già detto in materia di società semplice alla cui scheda si fa rinvio) e devono risultare come per l’atto costitutivo da un atto pubblico o da una scrittura privata autenticata  in quanto  è prescritto dalla legge che anche le suddette modificazioni siano iscritte, su richiesta degli amministratori o del notaio, nel registro delle imprese per le medesime esigenze pubblicitarie messe in risalto nel precedente paragrafo.

Possono essere apportate modifiche soggettive, cioè, modifiche riguardanti mutamenti nella composizione personale della società. Ad esempio, la cessione di quota sociale, l’ingresso di un nuovo socio, la sostituzione di un socio, la cessazione della qualità di socio.

Oppure possono essere apportate modifiche oggettive, cioè, modifiche riguardanti il contenuto dell’atto costitutivo. Ad esempio: proroga di durata della società, riduzione o aumento del capitale sociale, trasferimento della sede sociale (tuttavia si ritiene che l’art. 111-ter delle disposizioni di attuazione del c.c. si applichi a tutti i tipi di società, quindi anche alle società di persone che nei patti sociali abbiano recepito detta normativa: utile sarà al riguardo il consiglio del notaio), decisione di scioglimento, cambiamento dell’oggetto sociale, variazione del numero degli amministratori o dei rappresentanti nominati con l’atto costitutivo, revoca dell’amministratore nominato con l’atto costitutivo, modificazione dei criteri di ripartizione degli utili, trasformazione in altra società,  fusione e  scissione.

In particolare: la modifica del capitale sociale – Riduzione e aumento del capitale sociale

Pensiamo all’ipotesi in cui si sia verificata una perdita nel capitale sociale, cosa è necessario fare?

L’unica prescrizione di legge al riguardo prevede, che in caso di perdite, la società non può ripartire gli utili fra i soci fino a che il capitale non sia ridotto o reintegrato in misura corrispondente.

Tuttavia, diversamente da quanto accade nelle società di capitali, non esiste alcun obbligo di ridurre il capitale qualunque sia l’ammontare delle perdite, anche se esse siano tali da azzerare l’intero capitale.

Vero è, comunque, che, se la società intende tornare a distribuire gli utili ai propri soci, non si sfugge all’alternativa posta dalla legge: riduzione del capitale fino a completo ripianamento delle perdite o reintegrazione dello stesso da parte dei soci.
Accanto all’ipotesi di riduzione del capitale per perdite sopradescritta, vi è l’ipotesi della riduzione del capitale cosiddetta per esuberanza.

Si tratta di un’operazione reale di diminuzione del patrimonio netto che la società può adottare. In tal caso le modalità di riduzione sono due:

– liberazione dei soci dall’obbligo di effettuare ulteriori versamenti già promessi ma non  ancora eseguiti;

– restituzione ai soci dei conferimenti già eseguiti.

Qualora i soci, invece, decidano di aumentare il capitale sociale, come dovranno operare?
L’aumento può essere a pagamento o gratuito.

Se l’aumento è a pagamento, la società incrementa il capitale facendo entrare nuovi soci in società o raccogliendo nuovi conferimenti dai soci preesistenti.
Se l’aumento è gratuito, i soci decidono di trasferire a capitale dei valori già esistenti nel patrimonio, come ad esempio le riserve eventualmente create in conto capitale.
Nella società di persone la costituzione di riserve non è obbligatoria. Tuttavia, l’atto costitutivo o i soci all’unanimità possono decidere la loro formazione, mediante l’accantonamento di utili che si ritenga opportuno non distribuire tra i soci.
Quando vi è il passaggio a capitale delle riserve, la quota di partecipazione alla società di ciascun socio si accresce proporzionalmente alla partecipazione agli utili di ciascuno di essi, salvaguardando, in questo modo, anche la posizione del socio d’opera.

0511-0702-2813-1909_Person_Signing_a_Contract_clipart_imageScioglimento della società

La società semplice può sciogliersi nei seguenti casi:

– quando è decorso il termine di durata fissato nel contratto sociale, salvi i casi di proroga della società, sia in via espressa che tacita;

– quando è stato conseguito l’oggetto sociale o è sopravvenuta l’impossibilità di conseguirlo (ad esempio un’insanabile discordia tra i soci che determina la paralisi assoluta e definitiva dell’attività sociale);

– quando vi è la volontà di tutti i soci di porre fine alla società, salvo che l’atto costitutivo non preveda che lo scioglimento anticipato della società possa essere deliberato a maggioranza;

– quando è venuta meno la pluralità dei soci (cioè quando è rimasto un unico socio), se nel termine di sei mesi questa non è ricostituita;

– quando si verificano le altre cause espressamente previste dal contratto sociale.

Quando si verifica una causa di scioglimento, la società non si estingue immediatamente, ma entra automaticamente in stato di liquidazione. Nel corso del procedimento di liquidazione, si provvederà al pagamento dei debiti sociali e alla distribuzione fra i soci dell’eventuale residuo attivo.

Gli amministratori potranno compiere solo gli atti urgenti al fine di definire i rapporti in corso, mentre i liquidatori nominati, che ad essi subentrano, non potranno intraprendere nuove operazioni e risponderanno personalmente e solidalmente per gli affari intrapresi in violazione di tale divieto.

Permane, invece, l’obbligo da parte dei soci di eseguire i conferimenti ancora dovuti, sia pure nei limiti in cui i fondi disponibili risultino insufficienti per il pagamento dei debiti sociali.

Compiuta la liquidazione, la società può dirsi estinta.

E’ data facoltà ai soci di revocare lo stato di liquidazione, prima che questa sia compiuta.
Conseguentemente vi sarà il ritorno della società alla normale attività di gestione con continuazione della stessa società: non ci sarà, cioè, costituzione di una nuova società.
La decisone di revoca deve essere adottata all’unanimità.

Scioglimento del rapporto tra società

È ammesso che il singolo socio possa cessare di far parte della società. Cause di cessazione sono: la morte del socio, il recesso e l’esclusione.

Il venir meno di uno o più soci per una delle suddette cause non determina, comunque, lo scioglimento della società.

La morte del socio

Se un socio muore si determina automaticamente lo scioglimento del rapporto fra tale socio e la società, con il conseguente obbligo, per i soci superstiti, di liquidare la quota del socio defunto ai suoi eredi nel termine di sei mesi. I soci superstiti, pertanto, non sono tenuti a subire il subingresso in società degli eredi del defunto.
Tuttavia sono concesse ai soci superstiti altre due possibilità:

– essi possono decidere lo scioglimento anticipato della società;

– essi possono decidere di continuare la società con gli eredi del socio defunto. In questo caso, però, è necessario sia il consenso di tutti i soci superstiti, sia il consenso degli eredi.

Ma è pur sempre data ai soci ampia libertà di predeterminare, nel contratto sociale, le conseguenze della morte di uno di essi, inserendo al riguardo specifiche clausole. Tra le più diffuse, ci sono:

– la clausola di consolidazione, con la quale si stabilisce che la quota del socio defunto resterà senz’altro acquisita agli altri soci, mentre agli eredi sarà liquidato solo il valore della stessa;

– la clausola di continuazione con gli eredi (tutti o alcuni), con la quale i soci manifestano in via preventiva il consenso al trasferimento della quota per causa di morte, precludendosi le altre due alternative (liquidazione della quota o scioglimento della società).

Le clausole di continuazione possono a loro volta distinguersi in tre gruppi:
– la clausola vincola solo i soci superstiti, mentre gli eredi sono liberi di scegliere se aderire alla società o richiedere la liquidazione della quota (clausola di continuazione facoltativa);
– la clausola prevede l’obbligo degli eredi di entrare in società, con la conseguenza che essi saranno tenuti a risarcire i danni ai soci superstiti ove non prestino il proprio consenso (clausola di continuazione obbligatoria);

– la clausola prevede l’automatico subingresso degli eredi in società (clausola di successione). Essi, cioè, diventano automaticamente soci per effetto dell’accettazione dell’eredità.
Questi tipi di clausole non sono considerate tutte valide dalla giurisprudenza, per contrasto con divieti di legge, quali il divieto dei patti successori: per la loro formulazione e per le loro implicazioni di carattere successorio è opportuno rivolgersi al vostro notaio di fiducia che potrà elaborare una clausola sicura in base alle vostre esigenze.

Il recesso del socio

Se per qualsiasi causa il socio non intende più far parte della società, può esercitare il diritto di recesso.

Precisamente, se la società è a tempo indeterminato o è contratta per tutta la vita di uno dei soci, ogni socio può recedere liberamente. Diversamente, se la società è a tempo determinato, il recesso è ammesso per legge solo se sussiste una giusta causa.

Il contratto sociale può comunque prevedere altre ipotesi di recesso, specificandone le modalità di esercizio.

L’esclusione

Lo scioglimento del singolo rapporto sociale può avvenire anche a seguito di esclusione del socio dalla società.

In alcune ipotesi l’esclusione opera di diritto (per esempio: nel caso in cui il socio sia dichiarato fallito), in altri casi l’esclusione è rimessa alla volontà degli altri soci, quando ricorrano determinate cause previste dalla legge o dal contratto di società. Il notaio potrà illustrarvele.

In tutti i casi fin qui esaminati  in cui il rapporto sociale si scioglie limitatamente ad un socio per morte recesso od esclusione, questi o i suoi eredi hanno diritto soltanto ad una somma di denaro che rappresenti il valore della quota sociale.
Pertanto il socio non può pretendere la restituzione dei beni conferiti in proprietà, anche se al momento presenti nel patrimonio sociale, né può pretendere la restituzione dei beni conferiti in godimento finché dura la società, salvo che non sia stato diversamente pattuito.

Il valore della quota oggetto di liquidazione è determinato in base alla situazione patrimoniale della società nel giorno in cui si è verificato lo scioglimento del rapporto sociale.

Società: Amministrazione, rappresentanza, scioglimentoultima modifica: 2015-03-31T23:16:02+00:00da meneziade
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