Organi dello stato

Stato, diritto, pubblico, costituzionale, esame, universitarioL’ORGANIZZAZIONE DELLO STATO ITALIANO: INQUADRAMENTO GENERALE

Per Stato :

– s’intende un ente originario sul piano politico;

– si indicano fenomeni di aggregazione di un popolo su un territorio.

Lo Stato si pone come Ente primario e originario, autonomo e indipendente da ogni altra entità politica. Ovviamente lo Stato opera con un proprio ordinamento giuridico esercitando poteri di supremazia nella propria struttura operativa e funzionale.

Lo Stato ternario

E’ comune opinione che lo Stato derivi dalla combinazione di tre entità:

1.   un popolo organizzato come unità politica;

2.   un territorio;

3.   un potere di supremazia o sovranità.

        Nella dottrina si discute se i parametri sopra indicati siano gli elementi costitutivi dello Stato o solo dei presupposti. Comunque, non sembra che la contrapposizione fra l’una o l’altra soluzione sia reale. Essenziale è che lo Stato acquisisca una propria struttura, un proprio specifico ordinamento ed eserciti la propria sovranità.

        Va ricordato anche l’orientamento secondo il quale lo Stato viene organizzato ricorrendo ad una norma giuridica fondamentale che ne giustifica la legittimazione.

Forme di Stato

Le forme di Stato sono quelle indicate nella quinta lezione (stati nazionali e plurinazionali, monarchia e repubblica, stati laici e confessionali, stati democratici, stato dei partiti). Mi rimetto alle osservazioni fatte nella stessa lezione.

La configurazione dello Stato Italiano

        La Costituzione Italiana ha configurato il nostro Stato come Entità unitaria ad autonomia regionale e locale.

        Fondamentale è il contenuto dell’Art. 5 della nostra Costituzione secondo cui “la nostra Repubblica è una ed indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali, organizza i servizi col metodo del decentramento amministrativo”. Si prevede anche l’adeguamento dei principi e dei metodi della legislazione repubblicana alle esigenze di autonomia e di decentramento.

        Nella Costituzione del 1948 il nostro Stato veniva organizzato sotto la forma regionale. Il quadro dei rapporti Stato-Regioni era ben chiaro e definito nelle disposizioni contenute nell’Art. 5 e negli Artt 114 e 117 del testo costituzionale, rimarcando l’Art.5 il principio dell’unitarietà ed indivisibilità della Repubblica e l’altro della supremazia dello Stato sulle potestà normative delle Regioni a statuto ordinario, con la sola eccezione per i poteri delle 5 Regioni a statuto speciale (Sicilia, Sardegna, Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia) che, pur tuttavia, erano vincolate al rispetto dei limiti di rango costituzionale posti dai loro rispettivi Statuti e dalla stessa Costituzione.

Il disegno costituzionale di organizzazione dello Stato: la ricostruzione palingenetica del Titolo V della Costituzione

        Fino agli anni ’90 si è svolta la dialettica tra sovranità statale ed autonomia delle istituzioni regionali, nonché il progressivo disegno di sviluppo del regionalismo-federalismo. C’è da dire che l’ordinamento generale organizzativo dello Stato veniva inquadrato in una visione prevalentemente statalista a partire dal 1970 con l’avvento delle Regioni a Statuto Ordinario

        Negli ultimi anni, è stato man mano eroso tale orientamento per effetto di decisioni della Corte Costituzionale e dell’evolversi della dottrina, entrambe rivolte a ricostruire lo scenario ordinamentale a favore delle Regioni. Si prospettava lo sviluppo del regionalismo-federalismo con il ridimensionamento dei poteri dello Stato. Le Commissioni Parlamentari Bicamerali succedutesi nel tempo hanno lavorato per una spinta verso il federalismo, sulla base delle riforme Bassanini del 1997-98 che posero le basi di un ulteriore decentramento amministrativo come anticipazione della Legge Costituzionale n. 3 del 2001 votata, con pochi voti di maggioranza, dal Parlamento alla fine della XIII legislatura

Evoluzione della forma di stato da Regionale a Federale

        Negli ultimi venti anni è stato accelerato il passaggio dal regionalismo al federalismo ciò ha spostato l’asse di equilibrio dell’ordinamento della Repubblica verso una più accentuata valorizzazione dei parametri dell’autonomia territoriale a fronte di un decrescente ruolo dello Stato-apparato. Questo passaggio ha riguardato tutti i problemi dei rapporti tra potere centrale e istituzioni locali. Il tema dell’inquadramento costituzionale delle relazioni fra rappresentanze locali e potere statale è stato presente nell’agenda politica del nostro Paese. Si trattava di una situazione in qualche modo paradossale nel senso che la Legge Costituzionale n. 3 del 2001 ha cambiato le disposizioni del Titolo V della Costituzione con norme che non sono state mai attuate per la mancanza di disposizioni transitorie e leggi di attuazione delle nuove scelte costituzionali.

Il ruolo della Corte Costituzionale

        La dottrina costituzionalista, in mancanza di precise norme legislative del nuovo quadro organizzativo della Repubblica, ha svolto con le sue decisioni un ruolo di supplenza del potere normativo. Va constatato che tale supplenza è stata difesa da gran parte della dottrina anche se vi sono aspetti delicati relativi alle soluzioni che sono state introdotte dalla Corte Costituzionale. Come si dirà in seguito, uno dei temi fondamentali dei nuovi rapporti Stato-Regioni-Enti Locali riguarda la mancata previsione nel nuovo testo costituzionale di una clausola di supremazia che richiami l’interesse nazionale; ciò significa che è stato, in maniera assurda, espunto dalla Costituzione e reintrodotto, in via interpretativa, da alcune disposizioni del nuovo Art.118 della Costituzione.

LEGGI ORDINARIE E LEGGI COSTITUZIONALI

L’ordinamento italiano è caratterizzato dal fondamentale principio di legalità che è garantito da molteplici fonti che sono disciplinate nella nostra Costituzione repubblicana (intesa come legge fondamentale) e nella legislazione ordinaria.

Le prime fonti del diritto sono le leggi costituzionali e le leggi di revisione costituzionale che operano nel nostro ordinamento secondo regole stabilite nella stessa Costituzione con le modalità ed i limiti degli artt. 138 e 139.

In particolare, l’Art. 138 parla di leggi di revisione della Costituzione e di altre leggi costituzionali intendendo le prime come rivolte a modificare il testo della Costituzione e le seconde come leggi che hanno un rango costituzionale pur senza modificare le norme della Carta Costituzionale.

Si ricorda, al riguardo, che si richiede lo strumento delle leggi costituzionali in luogo delle leggi ordinarie, per esempio, per assegnare nuove materie alle Regioni (Art. 117 c.1), o fondere più Regioni o crearne di nuove (Art. 132 c. 1).

Leggi di revisione Costituzionale

Il procedimento relativo è diverso da quello delle leggi ordinarie. Si dice che è provvedimento gravoso ed è regolato dall’Art.138 della Costituzione:

1.   il d.d.l. deve essere approvato due volte da ciascuna Camera con l’intervallo di almeno tre mesi

2.   nella seconda votazione si richiede la maggioranza assoluta

3.    sulla modifica proposta può essere richiesto il referendum, salvo che in seconda lettura non si raggiunga la maggioranza di due terzi

4.    la richiesta di referendum sospende l’entrata in vigore della legge

Stato, diritto, pubblico, costituzionale, esame, universitarioLeggi ordinarie: fonti primarie

Per legge ordinaria s’intende ogni atto normativo approvato in un testo conforme dalla Camera dei Deputati e dal Senato. Le leggi ordinarie (o formali) sono subordinate alle leggi costituzionali e costituiscono le più importanti fonti del diritto del Parlamento nell’esercizio della funzione legislativa; si parla al riguardo di fonti primarie che si esprimono con norme giuridiche che introducono prescrizioni generali ed astratte da parte del Parlamento

Fonti secondarie: in particolare i decreti legislativi ed i decreti- legge del Governo

La Costituzione italiana, oltre alle leggi del Parlamento prevede atti aventi forza di legge: decreti legislativi e decreti-legge che sono fonti più significative, cui si affiancano le leggi regionali , gli Statuti delle Regioni ordinarie e ad autonomia speciale, i regolamenti delle Camere, i regolamenti del Presidente della Repubblica, i regolamenti regionali e degli enti locali. Ad esse come fonte di diritto secondaria si uniscono i contratti collettivi di lavoro  efficaci erga omnes (Art.39 Costituzione mai attuato).

Per leggi formali  si intendono quelle dello Stato (Art. 70 e seguenti della Costituzione), le leggi regionali e delle Province Autonome di Trento e Bolzano. Importante è il nuovo testo dell’art.117 della Costituzione in relazione alla potestà legislativa concorrente tra Stato e Regioni, limitandosi lo Stato alle determinazioni dei principi fondamentali per l’oggetto delle materie indicate.

Decreti Legislativi (art.76 Costituzione)

Sono indicati come atti aventi forza di legge  potendo anche abrogare altri atti legislativi, comprese le leggi ordinarie ed essere abrogati soltanto da altri atti legislativi.I decreti legislativi (Art. 76 Costituzione) sono adottati dal Governo ed emanati dal Presidente della Repubblica,  in base a leggi di delega del Parlamento che stabiliscono:

  • 1.   principi e criteri direttivi
  • 2.   l’oggetto
  • 3.   il tempo limitato

La delega del Parlamento al Governo può prevedere anche atti di integrazione o correzione rispetto alle norme adottate dal Governo (legge 400/1998, art. 14 c.3)

Decreti- legge (art.77 Costituzione)

Sono atti provvisori con forza di legge adottati su iniziativa del governo, sotto la sua responsabilità in casi di urgenza e necessità. Il decreto-legge entra in vigore immediatamente con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (al massimo entro il giorno successivo alla sua adozione) e deve essere inviato alle Camere (anche appositamente convocate) per la sua conversione in legge, entro 60 giorni dalla pubblicazione, a pena di decadenza. In caso di mancata conversione, il Parlamento provvede a regolare i rapporti giuridici sorti per effetto delle norme non convertite.

Statuti regionali

Se riguardano le Regioni ad autonomia speciale (Sicilia, Sardegna, Friuli-Venezia Giulia, Valle d’Aosta e T.A.A) sono adottati con leggi costituzionali; se si tratta di Regioni a statuto ordinario, in base al nuovo art. 123 della Legge costituzionale n. 1/1999, gli statuti vengono adottati non dallo Stato ma dalle stesse Regioni .

Per gli Statuti speciali i decreti legislativi di attuazione sono adottati dal governo su proposta di una Commissione di rappresentanti del governo e di ciascuna Regione.

GLI ORGANI COSTITUZIONALI: PARLAMENTO, GOVERNO, PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, CORTE COSTITUZIONALE

PARLAMENTO

La forma del nostro Stato è caratterizzata dalla democraticità; lo Stato è repubblicano e democratico perché l’Art.1 della Costituzione stabilisce che la sovranità appartiene al popolo e viene esercitata nelle forme e nei limiti appositamente previsti. Il popolo partecipa alla vita politica del Paese soprattutto mediante il ruolo svolto dai partiti politici.

L’attività dei partiti politici si evidenzia in particolare nella vita delle più importanti istituzioni costituzionali. L’attività politica per sua natura è un’attività libera al fine d’individuare gli obiettivi che l’ordinamento statuale intende raggiungere.

La politica interviene anche nella definizione degli atti con cui si intende raggiungere le scelte essenziali per la vita del Paese. L’attività politica si ripartisce tra i diversi soggetti ed organi previsti dalla Costituzione che danno luogo ad atti politici a seconda dei poteri con cui si esercita la sovranità.

In linea di massima va segnalato che gli atti politici sono espressione del potere legislativo, di quello esecutivo e giurisdizionale previsti nella nostra Costituzione. Con tale premessa sono atti politici:

  • 1.   le leggi del Parlamento,
  • 2.   le decisioni del Governo,
  • 3.   gli atti del Presidente della Repubblica
  • 4.   le sentenze della Corte Costituzionale.

Lo stesso carattere ha l’attività d’iniziativa legislativa del CNEL.

Il Parlamento

Esso è costituito dalla Camera dei Deputati e dal Senato della Repubblica; tali istituzioni hanno compiti e poteri uguali, perciò si parla di bicameralismo perfetto  in quanto la funzione di produzione legislativa è assegnata collettivamente alle due Camere (Art. 70 Costituzione).

La Camera consta di 630 Deputati mentre il Senato  è di 315 Senatori elettivi, cui si aggiungono i senatori a vita e di diritto. Secondo l’Art.59 della Costituzione sono senatori di diritto gli ex Presidenti della Repubblica e senatori a vita quelli nominati dal Presidente della Repubblica.

Una differenza fra Camera e Senato sta nella diversa età relativa all’elettorato attivo ed a quello passivo. Per la Camera bisogna aver compiuto 18 anni per votare (elettorato attivo), mentre per il Senato occorre aver compiuto 25 anni . Per essere eletti (elettorato passivo) bisogna aver compiuto alla Camera 25 anni ed al Senato 40 anni.

Sistemi elettorali

Importante è il problema della disciplina dei sistemi elettorali, cioè delle modalità con le quali si determinano i componenti delle due Camere.

I sistemi elettorali si distinguono in:

  • 1.   proporzionali
  • 2.   maggioritari

I primi ripartiscono i seggi tra le varie formazioni politiche in proporzione ai voti conseguiti; i sistemi maggioritari, invece, premiano quelli che hanno ricevuto più voti.

La Costituzione stabilisce che le due Camere siano elette entrambe a suffragio universale e diretto.

I collegi elettorali possono essere:

  • 1.   uninominali
  • 2.   plurinominali

nel primo caso a ciascun collegio corrisponde un seggio, nel secondo caso a ciascun collegio corrisponde un numero di seggi variabile a seconda della sua dimensione.

Fino al 1993 in Italia il sistema elettorale è stato proporzionale ma dopo un referendum del 1993 è stato adottato un sistema misto che prevedeva l’attribuzione del 75% dei seggi con il metodo maggioritario, il restante 25% con il metodo proporzionale.

Nelle ultime elezioni politiche del 2006 e 2008, grazie all’approvazione della  legge nº 270 del 21 dicembre 2005, è stato abbandonato il sistema maggioritario con la quota proporzionale del 25% ed è stato introdotto un sistema proporzionale corretto a coalizione con premio di maggioranza ed elezione di più parlamentari contemporaneamente in collegi estesi, senza possibilità di indicare preferenze. Sono state inoltre introdotte delle soglie di sbarramento; per avere seggi alla Camera, ogni coalizione deve ottenere almeno il 10% dei voti nazionali; per quanto concerne le liste non collegate la soglia minima viene ridotta al 4%. La stessa soglia viene applicata alle liste collegate ad una coalizione che non ha superato lo sbarramento. Le liste collegate ad una coalizione che abbia superato la soglia prescritta, partecipano alla ripartizione dei seggi se superano il 2% dei voti, o se rappresentano la maggiore delle forze al di sotto di questa soglia all’interno della stessa (il cosiddetto miglior perdente). Al Senato le soglie di sbarramento (da superare a livello regionale) sono pari al 20% per le coalizioni, 3% per le liste coalizzate, 8% per le liste non coalizzate e per le liste che si sono presentate in coalizioni che non abbiano conseguito il 20%.

NB

SI CONSIGLIA AGLI STUDENTI DI APPROFONDIRE IL TESTO DI LEGGE SOPRA CITATO ANCHE CONSULTANDO APPOSITE PUBBLICAZIONI

Durata delle Camere

Entrambe sono elette per 5 anni, il potere di scioglimento anticipato è attribuito al Presidente della Repubblica che può operare acquisendo i pareri dei Presidenti delle rispettive Camere, peraltro non vincolanti. L’Art. 88, c.2 della Costituzione stabilisce che lo scioglimento anticipato non possa essere disposto negli ultimi 6 mesi del mandato presidenziale salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi 6 mesi della legislatura. Il Decreto Presidenziale di scioglimento è sottoposto alla controfirma governativa; ciò non snatura il potere esclusivo del Capo dello Stato. Lo scioglimento delle Camere è tipico nei casi di crisi governativa irrisolvibile, quando viene meno la fiducia del Parlamento. Va ricordato che il Presidente ha il potere anche di sciogliere soltanto una camera.

I Parlamentari

Dopo l’approvazione degli eletti e la verifica dei titoli di ammissione , gli eletti acquisiscono la qualifica di parlamentari. In Costituzione è previsto il divieto di mandato imperativo, nonostante i vincoli derivanti dall’appartenenza a partiti politici. L’Art. 68 c. 2 della Costituzione (come modificato dalla legge Cost.le n. 3 del 1993) stabilisce alcune prerogative per i parlamentari per assicurare il corretto funzionamento delle Camere; viene introdotta l’autorizzazione della camera di appartenenza per essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare o arresto o mantenimento in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna e/o l’eventuale fragranza di reato.

Le disposizioni di cui sopra sono strettamente connesse all’insindacabilità dei parlamentari per le opinioni espresse o i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.

 Organizzazione delle Camere

In Costituzione sono previste specifiche norme relative all’organizzazione e al funzionamento delle camere rimesse ai rispettivi regolamenti. Le Camere godono di autonomia finanziaria e contabile sulla base di fondi speciali erogati dal Governo . Le Camere godono altresì della c.c. autodichia cioè della potestà giurisdizionale domestica.

Per brevi considerazioni sull’organizzazione delle Camere, sulle deliberazioni, sull’iniziativa legislativa,l’esame dei progetti, procedimenti ordinari in sede deliberante e sede redigente si rinvia ai testi segnalati.

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ORGANI COSTITUZIONALI

II PARTE

IL GOVERNO- IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA- GLI ORGANI AUSILIARI- – LA CORTE COSTITUZIONALE-LA PA

Il Governo è regolato dal titolo III della Costituzione in tre sezioni:

1.   la prima (artt. 92-96) riguarda il Consiglio dei Ministri

2.   la seconda (artt. 97 e 98) riguarda la PA

3.   la terza (artt 99 e 100) gli organi ausiliari (Cnel, Consiglio di Stato e la Corte dei Conti).

Il Governo della Repubblica è composto dal Presidente del Consiglio dei Ministri e dai Ministri che insieme costituiscono il Consiglio dei Ministri.

Presidente del Consiglio e Ministri sono elementi fondamentali  ed essenziali del Governo. Le altre figure del Governo quali Vicepresidente del Consiglio, Ministri senza portafogli, Sottosegretari o Commissari non costituiscono componenti necessarie. Tali figure sono regolate dalla Legge 1988/400 che contiene la disciplina dell’attività di Governo e dell’ordinamento della Presidenza del Consiglio.

Il Governo è titolare del potere esecutivo i cui atti e determinazioni rientrano nella direzione politica dello Stato in base agli indirizzi programmatici approvati dal Parlamento con il voto di fiducia e realizzati con decreti-leggi, decreti legislativi e regolamenti.

Il Governo è un organo complesso essendo costituito da tre istituzioni:

  • 1.   Consiglio dei Ministri
  • 2.   Presidente del Consiglio dei Ministri
  • 3.   Ministri

Sono previsti anche Sottosegretari di Stato, Comitati Interministeriali, Commissari del Governo ed, eventualmente, il Consiglio di Gabinetto, figure non previste specificamente dalla Costituzione ma da consuetudini. In tale categoria si possono aggiungere le figure del Vicepresidente del Consiglio, dei Ministri senza portafoglio e dei Viceministri.

Formazione e revoca

La nomina del Governo spetta al Presidente della Repubblica, nel senso che lo stesso ha il potere di nomina dei Ministri e del Presidente del Consiglio dei Ministri. Possono essere nominati membri del Consiglio dei Ministri anche non parlamentari, a condizione che siano cittadini italiani e godano dei diritti civili e politici. La scelta del Capo del Governo s’inquadra nella prospettiva che esso possa avere la fiducia del Parlamento.

Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere che la possono anche revocare. Un Governo può decadere attraverso una mozione di sfiducia che deve essere firmata da almeno 1/10  dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.

Il Presidente del Consiglio ed i Ministri prestano giuramento nelle mani del Capo dello Stato. La Legge organica che disciplina la Presidenza del Consiglio dei Ministri è la 400/1988.

Il Procedimento di nomina del Governo è accompagnato da un mandato esplorativo ad una personalità da parte del Presidente della Repubblica; l’incaricato della formazione del Governo svolge, attraverso contatti ed incontri, il suo mandato ed individua i Ministri della compagine governativa. Il procedimento prevede la riserva dell’incaricato che viene sciolta dopo le consultazioni. Il Capo del Governo indica i Ministri .

L’attuale sistema costituzionale non prevede il vincolo di nomina del leader del partito o della coalizione vincitrice; non ci sono disposizioni costituzionali che riconoscano al Presidente della Repubblica un generale potere di revoca del Governo il quale risponde al Parlamento; le regole di tali procedure sono contenute nell’art. 94 della Costituzione.

Secondo la tesi prevalente in dottrina, il Capo del Governo non può, di sua iniziativa, revocare un Ministro né proporre la revoca al Capo dello Stato. Vi è stato un unico caso, nella storia parlamentare,  di un voto di sfiducia nei confronti di un singolo Ministro, ricorrendo ad una prassi anomala approvata dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 7/1996.

I compiti del Presidente del Consiglio dei Ministri sono contenuti nell’art. 95 della Costituzione (Leggere con attenzione) ; l’art. 96 prevede che il Presidente del Consiglio ed i Ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti alla giurisdizione ordinaria per i reati commessi nell’esercizio delle proprie funzioni.

Il Presidente della Repubblica (Artt 83-91 Costituzione)

Il Presidente della Repubblica è Capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale. Il Presidente della Repubblica:

  • 1.   può inviare messaggi alle Camere
  • 2.   indice le elezioni del nuovo Parlamento fissandone la prima riunione
  • 3.   autorizza la presentazione alle Camere di disegni di legge del Governo
  • 4.promulga le leggi ed emana i decreti aventi forza di legge ed i regolamenti
  • 5.  indice il referendum popolare  per l’abrogazione totale o parziale di una legge o atti con valore di leggi, su richiesta di 500mila elettori o 5 Consigli regionali
  • 6.  accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa (se necessaria) autorizzazione delle Camere
  • 7.ha il comando delle Forze Armate
  • 8.presiede il Consiglio Supremo di Difesa
  • 9.dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere
  • 10.presiede il CSM (Consiglio Superiore della Magistratura)
  • 11.concede grazia e commutazione delle pene
  • 12.conferisce le onorificenze della Repubblica
  • 13.nomina (nei casi previsti) i funzionari dello Stato
  • 14.scioglie le Camere, sentito il parere dei Presidenti delle Camere stesse (fuori dai sei mesi antecedenti la scadenza del mandato che non coincida, però, con i sei mesi finali della legislatura
  • 15.nomina 5 giudici costituzionali

Il Presidente della Repubblica è eletto in seduta comune del Parlamento; all’elezione partecipano 3 delegati per ogni Regione eletti dai Consigli Regionali (assicurando la presenza della minoranza), la Valle d’Aosta ha un solo delegato.

L’elezione del Presidente della Repubblica (che deve avere 50 anni compiuti) avviene per scrutinio segreto a maggioranza di 2/3 dell’Assemblea, dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta.

L’ufficio di Presidente della Repubblica  è incompatibile con qualunque altra carica.

Il Presidente della Repubblica dura in carica per 7 anni; trenta giorni prima della scadenza, il Presidente della Camera convoca la seduta comune.

Se le Camere sono sciolte  o mancano meno di tre mesi dalla scadenza, l’elezione avviene entro 15 giorni dalla riunione delle nuove Camere, con conseguente proroga dei poteri del Capo dello Stato in carica.

Le funzioni di Presidente della Repubblica, in caso di impedimento,  sono esercitate dal Presidente del Senato.

Gli atti del Presidente della Repubblica sono controfirmati dai Ministri proponenti (principio della irresponsabilità)

Gli atti legislativi sono controfirmati  dal Presidente del Consiglio

Il Presidente della Repubblica è responsabile solo per atti di tradimento o attentato alla Costituzione-

Il Presidente della Repubblica presta giuramento di fedeltà alla Repubblica ed alla Costituzione davanti al Parlamento in seduta comune

Gli Organi ausiliari(Artt. 99 e 100 Costituzione)

·       Il Consiglio Nazionale dell’Economia e Lavoro (CNEL),  costituito da esperti e rappresentanti delle categorie produttive, quale organo di Consulenza delle Camere e del Governo secondo le norme di funzionamento previste dalle leggi che lo regolano.

Ha l’iniziativa legislativa.

I    Il Consiglio di Stato (Art. 100 Costituzione) è l’organo di consulenza giuridico- amministrativa e di tutela della giustizia.

·       La Corte dei Conti (Art. 100 Costituzione) esercita il controllo preventivo di legittimità sugli atti del Governo e quello successivo sulla gestione del bilancio dello Stato, nei limiti stabiliti dalla legge, controlla la gestione finanziaria degli enti che hanno ordinari contributi dello Stato

Entrambi gli organi godono di indipendenza

La Corte Costituzionale

E’ composta da 15 giudici nominati  per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinarie ed amministrative (3 Corte di Cassazione, 1 Consiglio di Stato, 1 Corte dei Conti).

E’ un organo costituzionale giurisdizionale perché risolve controversie in via definitiva, infatti le sue decisioni non sono impugnabili ed acquistano efficacia di giudicato.

I giudici costituzionali durano in carica 9 anni e non sono rieleggibili; hanno un particolare status essendo la loro carica incompatibile con altri uffici pubblici o privati. Hanno la stessa immunità dei membri del Parlamento.

Alla Corte Costituzionale è assegnato il potere di sindacare la legittimità costituzionale degli atti legislativi dello Stato e delle Regioni.

Il giudizio può essere attuato in via incidentale ed in via principale

Dopo le modifiche del Titolo V della Costituzione il sindacato è sempre successivo all’entrata in vigore anche delle leggi regionali.

La questione di legittimità in via incidentale  viene sollevata nel caso di un giudizio davanti ad un giudice sia ordinario che speciale.

Il giudice deve rilevare se la questione è rilevante e non manifestamente infondata;  cioè se il giudizio possa essere definito indipendentemente dalla risoluzione della questione di legittimità costituzionale della norma applicabile nella fattispecie

Il giudice (a quo) può accogliere la questione  proposta o dichiararla irrilevante o manifestamente infondata. Nel primo caso con propria ordinanza sospende il giudizio e dispone la trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale. All’udienza di discussione viene svolta la relazione del giudice designato dal Presidente, poi vi è l’esposizione della difesa; infine è prevista la riunione della Corte per la decisione.

Le decisioni sono pubblicate nella G.U. e (per le Regioni) sul Bollettino Ufficiale della Regione interessata.

Tali decisioni sono in forma di ordinanza o di sentenza: quest’ultima è adottata nei casi di accoglimento e di rigetto delle questioni.

Con le sentenze di accoglimento la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale della norma impugnata che cessa di avere efficacia nel giorno successivo alla pubblicazione della decisione stessa.

Nel giudizio in via diretta il controllo non è preventivo ma successivo.  L’art. 127 comma 1 (nuovo) della Costituzione stabilisce che il Governo, se ritiene che una legge regionale ecceda la competenza della Regione, può promuovere la questione di legittimità costituzionale davanti alla Corte Costituzionale, entro 60 gg dalla sua pubblicazione. Il secondo comma dell’art. 127 prevede che la Regione può promuovere lo stesso problema nei confronti della legge o atto con valore di legge dello Stato per lesione della propria competenza, entro 60 gg dalla pubblicazione della legge o atto.

I ricorsi, nei due casi, sono presentati rispettivamente dal Presidente del Consiglio dei Ministri e dal Presidente della Giunta Regionale.

La Corte Costituzionale nel corso dell’udienza può sospendere gli atti impugnati in casi di presenza di irreparabile danno.

La Corte giudica anche (art. 134 Costituzione):

  • 1.  Su conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato  e organi che esercitano competenze previste dalla Costituzione (Camere, Governo, Ministri, Consiglio dei Ministri ecc ecc). Il conflitto sorge quando due organi rivendicano la competenza.
  • 2.   sui conflitti di attribuzione tra Stato e Regioni e tra Regioni
  • 3.   nel giudizio sulle accuse contro il Presidente della Repubblica  da parte del Parlamento in seduta comune per reati di alto tradimento o di attentato alla Costituzione
  • 4.   sul giudizio circa l’ammissibilità delle richieste di referendum abrogativo (legge cost.le 1/1953, art. 2)

La P.A. (Artt 97 e 98 Costituzione)

La funzione amministrativa (come un insieme di atti, decisioni, servizi, produzione di beni complessivamente indicati come attività amministrativa ) è assegnata alla pubblica amministrazione, un insieme di organi ed apparati che svolgono la funzione assegnata allo Stato.

La componente più forte della P.A. è l’amministratore statale, accanto al quale operano gli enti locali territoriali , organizzazioni dotate di personalità giuridica (Regioni, Province e Comuni)

Accanto agli enti locali territoriali operano nell’ordinamento dello Stato gli enti pubblici; una posizione particolare occupano le Autorità Amministrative Indipendenti.

L’attività amministrativa si divide in due grandi categorie:

1.   amministrazione per atti

2.   amministrazione per servizi

Nel primo caso la P.A. compie atti giuridici, nel secondo caso predispone e gestisce servizi o compie opere utili ai cittadini

L’organizzazione dei pubblici uffici, secondo l’art. 97 della Costituzione, è ben definita da disposizioni  di legge, al fine di garantirne il buon andamento e l’imparzialità, l’ordinamento determina le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari.

I dipendenti pubblici (artt. 97 e 98 della Costituzioni), salvo casi stabiliti dalla legge, vengono assunti per concorso e sono al servizio esclusivo della nazione. Per alcune categorie di dipendenti pubblici esistono limitazioni per quanto concerne l’attività politica; non possono infatti iscriversi a partiti politici magistrati, militari di carriera in servizio attivo i funzionari e gli agenti di polizia, i rappresentanti diplomatici e consolari. 

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Organi dello statoultima modifica: 2012-07-14T18:49:00+00:00da meneziade
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