Il giudice penale di pace

 

 

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Un’altra riforma, contenuta nel D. Lgs.28/8/2000 n.274, ha riguardato l’introduzione della figura del giudice penale di pace, figura entrata in vigore a tutti gli effetti a partire dal 2 gennaio 2002.

Si tratta di un giudice non professionale a cui è stata attribuita la competenza a giudicare su reati appartenenti alla quotidiana litigiosità, quali ad esempio le minacce o le percosse, per i quali non sono previste particolari difficoltà interpretative.[1]

A svolgere il ruolo della pubblica accusa dinanzi al Giudice di Pace Penale può essere il pubblico ministero “togato” oppure il vice procuratore onorario od ancora l’ufficiale di polizia giudiziaria diverso da colui che ha preso parte alle indagini preliminari.

La riforma si dimostra di significativa importanza proprio in considerazione delle funzioni assegnate, in questo procedimento, alla P.G.

In primo luogo, l’attività di indagine per i reati attribuiti al Giudice di Pace, come si legge nel Capo II del Titolo I del D. Lgs.274/2000 che ha attuato l’art.17, co.1, lett.b) della Legge Delega 24.11.1999, n.468, deve essere “di regola affidata esclusivamente alla Polizia Giudiziaria”, senza che tuttavia vengano meno i principi della dipendenza funzionale di questa dall’A.G. e dell’obbligatorietà dell’azione penale.

Nel procedimento in parola, il ruolo delle indagini preliminari risulta certamente ‘declassato’, ma non viene meno del tutto, mentre la polizia giudiziaria diventa soggetto principale delle attività di indagine proprie della fase investigativa.

Infatti, acquisita la notizia di reato, la P.G. compie di propria iniziativa tutti gli atti di indagine necessari per la ricostruzione del fatto e per l’individuazione del responsabile e ne riferisce al pubblico ministero, con relazione scritta, entro il termine di quattro mesi.[2]

Se la notizia di reato risulta fondata, nella relazione, la P.G. procedente indica con precisione gli articoli di legge che si assumono infondati e le persone che si ritengono colpevoli, chiedendone la comparizione davanti al Giudice di Pace.

L’attività investigativa deve essere completa e non limitata, come accade per i procedimenti in via ordinaria, all’espletamento degli atti urgenti o ad una prima informativa al P.M. sulla notizia di reato.

Entro il predetto termine di quattro mesi, la P.G. può segnalare al pubblico ministero l’infruttuoso esito dell’investigazione svolta, perché la notizia di reato si è rivelata priva di fondamento o perché non si è riusciti ad individuare l’autore del delitto o, ancora, perché sussistono situazioni di improcedibilità.[3]

Il pubblico ministero mantiene ad ogni modo il potere di direzione e controllo delle indagini in quanto titolare dell’esercizio dell’azione penale, pur potendo rimanere personalmente estraneo all’espletamento degli atti di indagine.

Le differenze esistenti tra la citata procedura e quella classica delle indagini preliminari si possono riassumere nel fatto che all’obbligo, in capo alla P.G., di riferire la notizia di reato, ai sensi dell’art.347 c.p.p., si contrappone il dovere, da parte della stessa, di rappresentare la compiuta attività svolta entro i quattro mesi consentiti, per l’investigazione, dall’art.11 del D. Lgs.247/2000.

I procedimenti dinanzi al giudice penale di pace non comprendono l’interessamento del GIP e le funzioni del pubblico ministero possono essere delegate dal procuratore della Repubblica ad ufficiali di P.G. che non hanno preso parte alle indagini.

La polizia giudiziaria, nel procedimento dinanzi al giudice di pace penale svolge indagini preliminari più veloci, nel tempo limite di quattro mesi (ove abbia ricevuto o preso la notizia di reato) e cita direttamente in giudizio l’indagato, saltando l’udienza preliminare, ed il giudizio, che si conclude con sentenza, può essere di condanna o di proscioglimento.[4]

I compiti e le prerogative investigative, di pertinenza della polizia giudiziaria, in questi procedimenti, sono gli stessi vigenti nel processo ordinario, compresa la possibilità di chiede al P.M. la delega a compiere attività che le sono vietate di iniziativa, tuttavia le investigazioni sono di regola condotte dalla P.G. e discusse direttamente davanti all’organo giudicante.

L’evidente scopo della riforma è quello di semplificare, privilegiando sempre la strada della pacificazione e della conciliazione, l’iter processuale attinente ai fatti penali più semplici e quotidiani ed in questa ottica deve intendersi anche l’attribuzione alla polizia giudiziaria, in tali processi, di maggiori poteri investigativi che, tra l’altro, non debbono distoglierla dall’espletamento dei ben più importanti compiti di contrasto della grande criminalità



[1] Il Decreto Legislativo 28.8.2000, n. 274 ha attribuito al Giudice di Pace Penale circa cinquanta fattispecie di reato (sia appartenenti al Codice Penale che alla legislazione speciale), in gran parte ipotesi riconducibili all’area della microconflittualità tra privati.

[2] Art.11, D.Lgs.274/2000.

[3] Non sembra ammissibile che si chieda l’improcedibilità perché i fatti sono lievi o il danno scaturito dal reato appare di tenue gravità.

[4] Può essere di proscioglimento anche in caso di tenuità del reato e quando l’imputato ha riparato al danno cagionato.

 

 

Il giudice penale di paceultima modifica: 2010-05-05T19:40:00+00:00da meneziade
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